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FINO A - 30 APRILE 2010 - CRISTINA LEFTER, LA PITTURA AI MARGINI DEL BOSCO (1 May 2010)

Recensione: ALAN JONES - Presenta ANDREA G PINKETTS con RUNNING MANNARELLI e MICHELLE VASSEUR e MICHELANGELO JR

FINO A - 30 APRILE 2010 - CRISTINA LEFTER, LA PITTURA AI MARGINI DEL BOSCO

CRISTINA LEFTER, LA PITTURA AI MARGINI DEL BOSCO- Ama l’arte per se stessa e ciò che ti serve viene da te. Oscar Wilde.
Dinanzi a un’opera di Cristina Lefter viene in mente un frammento poetico di Arthur Rimbaud: à la lisière des bois, ai margini del bosco. Una frase che ricorre come un ritornello nell’intero libro di altissimi componimenti “Les Illuminations”, testo che molti considerano come l’ispirazione alla base dei nuovi orizzonti delineati dai movimenti artistici del ventesimo secolo: lo stesso volumetto che si sarebbe trovato sul tavolo di lavoro di Pablo Picasso, foriero di un’atmosfera e persino di una tecnica che permeano il lavoro di decine dei più grandi pittori moderni.
La pittura di Cristina Lefter possiede un retroterra bucolico, ma pure è ben lontana da una cifra meramente paesaggistica. In essa, invece, il fenomeno dell’incontro con la natura viene utilizzato come principio per stabilire il campo pittorico nel quale l’opera trova la propria elaborazione.
Ai margini del bosco: nel libro della Genesi si legge che Dio separò la luce dalle tenebre. Il chiaroscuro è nato così. Leonardo da Vinci diceva che “un’ombra forte si rivela dove la luce è forte”. E la divisione tra la foresta cupa e selvaggia e gli assolati campi coltivati rappresenta la condizione primitiva dell’uomo in contrasto con la nascita della civiltà, così come si contrappongono nomadismo e vita sedentaria, cacciatori guerrieri e agricoltori costruttori, caos e ordine, libido e ragione. La selva tenebrosa si lega alle dionisiache passioni del subconscio, laddove i campi aperti e ordinati rispecchiano la razionalità apollinea. È la dimensione senza tempo di uno spazio bucolico, una geografia dell’immaginazione evocata da Marcel Duchamp nel suo ultimo capolavoro “Etant donnés”.
Affini ai concetti del paesaggio bucolico e pastorale, i dipinti di Cristina Lefter vanno iscritti nel segno dell’astrazione; si tratta di una pittura che resiste alla contestualizzazione, emblema secolare di una panoplia volutamente ambigua fatta di aromi, gradazione di calore e umidità che giocano con la memoria sensoriale dello spettatore. I suoi dipinti sono una sorta di capsule del tempo che racchiudono reminiscenze effimere del momento della loro creazione e ci colpiscono come un trasferimento di fatti naturali e di emozioni attraverso il filtro della sensibilità.
L’astenersi dalla metafora e dalla narrazione, alla base della prassi modernista, libera il contenuto verso il più ampio spettro delle evocazioni. E proprio questa tensione tra l’anticipazione e l’esperienza suscita, ogni volta in maniera diversa, nuove soluzioni che vivono in una dimensione storica del tempo e pure in un presente quotidiano: così, ciò che la pittrice evoca nello spettatore è la percezione di un rinnovamento continuo dell’ambito d’esperienza personale.
Il luogo di nascita registra per ciascuno il principio di un destino che si compie. Nel corso dell’infanzia e più tardi durante i suoi numerosi viaggi, Cristina Lefter ha vissuto una profonda varietà di influenze ed esperienze. Nata nel 1976 da genitori di origine romena a Telenesti, in Moldavia, ancora bambina ha seguito la famiglia nel ritorno in Romania, dove ha frequentato, a Iasi, il liceo artistico Octav Bancila e in seguito, a Bucarest, l’Accademia di Belle Arti George Enescu. Nel 2002 si è stabilita in Italia, prima a Padova e oggi a Milano.
“L’immaginazione possiede una sua storia, non ancora documentata”, diceva lo scrittore americano Guy Davenport, “e possiede anche una geografia, appena percepita”. Ciascuno di noi porta con sé un paesaggio della memoria idilliaco, un intimo spazio cerebrale fatto di esperienze passate e di modelli culturali acquisiti nel tempo: il beduino può sognare il deserto, l’eschimese i ghiacci perenni e il viaggiatore cresciuto in una terra di boschi e foreste potrà vedere il profilo degli alberi più alti lungo la strada che attraversa la pianura nella notte. Nella pittura di Cristina Lefter l’anonimato dei boschi e dei prati rimane ambiguo come la natura stessa, altamente emotiva, e pure costantemente privo di elementi aneddotici. “L’opera dell’arte”, scriveva Charles Morice, amico e mecenate di Paul Gauguin, “è una transazione tra la natura e il temperamento dell’artista”.
Cristina Lefter ha deliberatamente scelto di eseguire il suo lavoro con una materia ad alto contrasto come lo smalto, che aumenta la tensione del colore su una superficie brillante. Le zone di pigmento sembrano rimanere in uno stato liquido, fluttuando sulla tela, con l’effetto della tecnica cloisonné, quasi a rievocare gli “Èmaux et Camées”, i celebri poemetti dell’esteta romantico Théophile Gautier.
Qui entra in gioco in modo determinante l’uso del nero, come un richiamo fisio-psicologico alle ombre nelle opere di Paul Gauguin o piuttosto ai famosi dripping in nero di Jackson Pollock, gesturali eppure figurativi e altresì svincolati da interpretazioni predefinite: il lungo patrimonio che il nero evoca è nella chimica dello smalto, con la materia stessa come armatura di luce.
Come sottolineava l’artista Maurice Denis oltre cent’anni fa, “la pittura è innanzitutto una superficie piatta coperta con i colori in una certa forma”: la sfida del pittore è ordinare questi ingredienti, così come quella del poeta è trasporre le parole in musica. I concetti da comunicare devono essere contenuti in toto oppure nascosti nell’armonia o nel contrasto dei colori. La mano di Cristina Lefter gode della libertà dell’arabesque come in una danza, o piuttosto come in una gioiosa e cerebrale selva di rami intrecciati, quale è proposta dal mirabile affresco di Leonardo da Vinci che il Castello Sforzesco a Milano tuttora conserva, dipinto sul soffitto della Sala delle Asse, ciò che Paul Valéry descriveva come la celebrazione dell’intimo piacere di Leonardo nell’operare sulla propria mente.
La sensibilità di Cristina Lefter sembra rivelare una stretta affinità con il movimento internazionale di fine ottocento noto come Nabis, “Nabis aux belles icones, Nabis japonards...”. I suoi quadri dimostrano intenti simili a quelli del gruppo visionario di artisti parigini dell’avanguardia post impressionista non soltanto nella manipolazione del colore e nella leggerezza della mano, ma anche nel rapporto con l’immediata percezione della luce e nello studio della natura bucolica. “L’arte è la santificazione della natura”, diceva Maurice Denis. Dopo tutto, l’epoca dei Nabis fu anche quella dell’“Après midi d’un faune” di Claude Debussy, della nascita dell’Art Nouveau e dell’inizio della ricca introspezione in prosa di Marcel Proust. È soprattutto la sensualità del colore a legare i dipinti di Cristina Lefter con le opere dei Nabis, da Maurice Denis a Edouard Vuillard, e ancor di più alle tele vibranti di colore di Paul Sérusier, opere post-gauguiniane che spaziano dai paesaggi alle scene di vita domestica conferendo alla pittura europea tonalità inedite, e la cui stilizzazione si ritrova ancora nelle opere di Klimt, così caro a Cristina Lefter, e più tardi nel vitalismo esplosivo di Kandinski. Poiché la resa di un’atmosfera suggestiva e non il realismo paesaggistico è l’intento primario di molte opere di Cristina Lefter, il richiamo va pure a un altro grande protagonista del movimento dei Nabis, Ker-Xavier Roussel, forte di una tecnica per evocare la luce e il colore che sembra preannunciare non solo lo sperimentalismo di Seurat ma anche quello dei primi futuristi. Talvolta è possibile ritrovare i segni dell’ispirazione che affonda nell’orientalismo dei Nabis, ricordando che era l’epoca dei Ballets Russes, e, mentre è onnipresente l’influenza dell’arte giapponese, si rileva anche il senso bizantino della decorazione, al cuore del movimento simbolista, che collega Parigi sia alla scuola di Vienna, sia alla vita culturale nella Romania di fine Ottocento, e sono tutti ripresi ancora una volta nella pittura di Cristina Lefter.
Ma l’artista non esita a indicare altre fonti di ispirazione per l’evoluzione della sua opera, citando subito De Pisis, con l’evidente affinità fra l’impiego dello smalto per ottenere superfici brillanti e la luminosità delle tele del maestro di Ferrara. La tradizione è una sorta di archeologia della memoria, collettiva o individuale, portata alla luce del giorno sotto forma di nuove creazioni. In tutte le sue attività artistiche Cristina Lefter gode di quella immediatezza che, per esempio in contrasto con la fotografia, rappresenta la caratteristica distintiva della pittura stessa.
Nel corso degli ultimi decenni la pratica degli artisti contemporanei ha subito pochi significativi cambiamenti rispetto al focus e alla direzione. Una nuova scuola che ha avuto un modesto successo, soprattutto tra certi giovani pittori in Italia, strizza l’occhio a una visione della realtà urbana talvolta apocalittica, alla stregua di quella proposta dalla fantascienza e dalla cinematografia di animazione fotorealistica. Le ambizioni di Cristina Lefter si collocano ben al di fuori di questa tendenza: al contrario, l’artista segue una ricerca dal carattere molto più personale, nella quale il confronto con i fenomeni della natura non è mediato da strumenti tecnologici. Invece dell’Urbe il focus di Cristina Lefter è l’Habitat, il mondo eterno di una natura immutata dai tempi di Teocrito e di Virgilio.
Ezra Pound scriveva in una delle sue prime poesie: “I stood and was a tree amid the wood, knowing the truth of things unseen before ...”, mentre Jean-Jacques Rousseau osservava come “più profondo diventa il silenzio che mi circonda, più grande diventa il bisogno di qualcosa per riempire questo vuoto, e laddove la mia immaginazione non può fornirmi idee o la mia memoria le respinge, la natura compensa con ciò che produce spontaneamente, senza interventi umani, presentandolo ai miei occhi”. Gli artisti, in virtù di un modo di vedere lucido e incantato sull’esempio dello sguardo di Rousseau, arricchiscono i loro contemporanei sia attraverso la propria opera, sia per il modo in cui esaminano e restituiscono la loro percezione del mondo. L’arte di Cristina Lefter è l’affermazione di una visione personale della bellezza, perseguita con mirabile tenacia.
Come nel caso di pittori quali Giovanni Segantini o Gaetano Previati, il vero mondo di Cristina Lefter è quello della sua pittura, una ricostruzione organica dell’atmosfera liberata dai confini della geografia che nessuno può violare, una biosfera creata dal suo privatissimo alfabeto di colori.
In un saggio sul Sublime, il grande artista americano Barnett Newman scriveva che “i dipinti che creiamo rappresentano la pittura della Rivelazione, realistica e vivida”. Il sublime che Cristina Lefter presenta ai nostri occhi pulsa e vibra con il calore del sangue del mondo più vivo. I suoi quadri danno voce con lucidità visionaria al “futuro interiore” del suo viaggio, così come al nostro. Mentre la figura umana raramente invade lo spazio delle sue astrazioni bucoliche, forse siamo noi, gli spettatori, ad abitarlo, negli istanti in cui le nostre ombre attraversano le tele e spariscono, alla stregua di pellegrini in cammino lungo il percorso che separa il bosco dai campi, à la lisière des bois. ALAN JONES

Inserito il 26.04.2010

2 MAGGIO 2010 - LETROTTOIR INVITA A - XANTE BATTAGLIA - MOSTRA MESTRE (3 May 2010)

Spazio Espositivo Voltolina

2 MAGGIO 2010 - LETROTTOIR INVITA A - XANTE BATTAGLIA - MOSTRA MESTRE

Ciao Running, sono Gaetano Salerno il curatore di Venezia della prossima mostra di Xante Battaglia. Segnoperenne è la mia agenzia di organizzazione di eventi culturali...come promesso ti giro il comunicato stampa dell'evento... la mostra resterà allestita fino al 7 maggio... se ti fa piacere potremmo presentarla virtualmente nel tuo locale o magari presentare il relativo catalogo...fammi sapere... a presto a milano..
Segnoperenne - presenta
Xante Battaglia - Nel Nome della Madre
a cura di Gaetano Salerno - Spazio Espositivo Voltolina – Mestre - domenica 2 maggio 2010 - ore 18.30 Aperitivo in galleria con l’artista - www.segnoperenne.it - info@segnoperenne.it - gaetano salerno - segnoperenne.it - info@segnoperenne.it +39 348 544 38 51 +39 327 791 92 68

Inserito il 01.05.2010

DOMENICA - 2 MAGGIO 2010 - LIVE CONCERT - C.O.D. TRIO - con performance di ELENA TERRIN - fino a: (3 May 2010)

Sempre aperti - Entrata libera - minima consumazione obbligatoria

DOMENICA - 2 MAGGIO 2010 - LIVE CONCERT - C.O.D. TRIO - con performance di ELENA TERRIN - fino a:

C.O.D. Trio -Comunicato stampa-
In occasione del prossimo breve tour sulla costa est degli Stati uniti, New York, Boston, Philadelfia previsto per fine Maggio 2010, C.O.D. trio è lieto di presentare nello storico “Le Trottoir ”, in anteprima nazionale- domenica 2 Maggio 2010- il nuovo repertorio di brani originali che costituiranno il prossimo lavoro discografico che sarà registrato proprio a NYC.
Come nel precedente “We will rock you-We will jazz you-We will mock you” (Music Center- DA227) il trio, composto da Biagio Coppa(sax), Gabriele Orsi(guitar) e Francesco Di Lenge (drums), propone una innovativa miscela esplosiva di cumuli sonori Jazz progressive e funk-rock espressi in un singolare condensato approccio “razionale-astratto” caratterizzato però da uno sviluppo delle strutture musicali impetuoso e passionale.
Musica visionaria e utopista che suggerisce liberi scenari immaginari e predispone all’interazione tra linguaggi artistici di natura diversa, sinestetica . Alla performance parteciperà infatti l’illustratrice milanese Elena Terrin che con competenza chirurgica trasformerà in linguaggio visivo, attraverso l’uso tecniche su acrilico, matite colorate, acquerello, l’energia e la ricercatezza espressa dalla musica di questo originale trio.
Il progetto del trio “ The C.O.D.” rappresenta sicuramente un’eccezione nel ristrettissimo campo delle proposte italiane dedicate alla “Creative Music”.

Inserito il 26.04.2010

SABATO - 15 MAGGIO 2010 - FESTIVAL DELLE LIBERTA' DIGTALI - 2 LIVE CONCERTS: BLACK WOJTILA - & - ATOMIK CLOCKS -fino a (16 May 2010)

sempre aperti - entrata libera - minima consumazione obbligatoria - CURATO DA - KUBI SOUNDLAB & WIKIPEDIA ITALIA

SABATO - 15 MAGGIO 2010 - FESTIVAL DELLE LIBERTA' DIGTALI - 2 LIVE CONCERTS: BLACK WOJTILA - & - ATOMIK CLOCKS -fino a

CURATO DA - KUBI SOUNDLAB & WIKIPEDIA ITALIA
Comunicato stampa - Milano/15 maggio
DEDICATO ALLE GIOVANI BAND - Festival delle libertà digitali - Kubi Soundlab, via Carlo Botta 13 - Tel 0239561726 (ore 9-24) -Partecipazione libera www.kubistudio.it
Si parlerà di audio e software libero, di licenze Creative Commons e di come produrre musica usando le licenze libere in collaborazione con il collettivo GNUFunk, BuskeLabel e Wikimedia Italia. Nel corso dell'evento ci saranno sessioni demo e di registrazione.
Il Kubi Soundlab è un nuovo studio di registrazione professionale e sala prove a Milano, Il primo studio professionale in Italia basato su software libero, a costi competitivi e accessibili alle giovani band che si affacciano al panorama della musica e dello spettacolo. Al termine dei dibattiti, dalle 19 open bar.
Dalle 23 la scena si sposta a Le trottoir à la Darsena in piazza XXIV Maggio 1 (zona Navigli) per un concerto con musica libera (rilasciata con licenze Creative Commons) con gli Atomik Clocks e i Black Wojtyla. La serata continua con un djset si musica libera con il dj mr gaz o'line.
La partecipazione è libera e gratuita. - Ufficio stampa: Elena Gambaro Tel 024813854 Cell 340 3937129 - ufficiostampa@aretecomunicazione.it

Inserito il 09.05.2010

DOMENICA - 16 MAGGIO 2010 - LIVE CONCERT - CITOFONO 11 - fino a (17 May 2010)

Sempre aperti - entrata libera - minima consumazione obbligatoria

DOMENICA - 16 MAGGIO 2010 - LIVE CONCERT - CITOFONO 11 - fino a

Curatrice Silvia Muciaccia http://www.myspace.com/citofono11

Inserito il 01.05.2010

FINO AL - 20 MAGGIO 2010 - MOSTRA FUTURISTA - DAVIDE LO NARDO - fino a - (20 May 2010)

Sempre aperto dalle 12 a.m. alle 2 a.m. - Minima consumazione obbligatoria

FINO AL - 20 MAGGIO 2010 - MOSTRA FUTURISTA - DAVIDE LO NARDO - fino a -

MOSTRA FUTURISTA "VITA" di LO NARDO DAVIDE-La pace non e un'utopia ma solo uno stato mentale! inaugurazione sabato 8 maggio alle 20.00 Biografia: Nato il 18-1-90 a Milano, inizia già da bambino ad appassionarsi all'arte e a soli dieci anni inizia a cimentarsi nei i ritratti dove trova la sua più grande ispirazione; a sedici anni scopre il writing e decide di dedicarsi totalmente dipingendo sui treni di Milano, a diciannove anni pur non avendola mai studiato decide di darsi completamente alla pittura con ottimi risultati, infatti in un solo anno riesce a vincere 7 premi di pittura tra cui: un quarto posto al centenario del futurismo, primo premio speciale alla biennale Rosario Ciatto e primo premio speciale "un'artista per la pace"al premio pace. Attraverso un incrocio di scomposizioni violente della figura e colori molto soffici e accesi interpreta il futurismo in metafore di vita cariche di speranza in quanto concetto piu prossimo del futurismo. Lui vede nella donna un simbolo di speranza in quanto portatrice di vita una similitudine nella sua bellezza martire, ponendola al centro di un'accesa protesta che e lui fa verso il sistema infame contemporaneo dove c'è un forte volere di rendere assoluta la dimensione pragmatica monetizzabili i valori ponendo l'artista in un esilio dalla normalità.

Inserito il 13.05.2010

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